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giovedì, ottobre 28, 2004
Che fai ad Halloween?
Oggi al supermercato c'era uno stand pieno di zucche intagliate, con tanto di ragazza travestita da strega. E i bambini facevano la fila. Più passano gli anni e più questa festa assume importanza. Io non faccio un cazzo ad Halloween, perchè per me Halloween non esiste. E' una festa tipicamente americana, anzi anglosassone se proprio vogliamo dirla tutta. Ma fra un po' anche i bambini italiani gireranno travestiti a dire "dolcetto-scherzetto" (magari già lo fanno). Percepiamo le tradizioni altrui solo in superficie, come se fosse una sorta di mini Carnevale anticipato. Tramite la televisione, gli episodi in cui questa festa viene rappresentata in tal modo di certo non mancano. Film e telefilm sono a maggioranza importati dagli Stati Uniti. Invece i darkettoni lo festeggiano da quando esistono. Perchè loro sono una cifra spirituali: il contatto con la morte; la paura; l'oscurità; le tombe; le streghe; loro ci vanno a nozze; un'occasione per truccarsi e mascherarsi. E magari tutto questo risalto commerciale per Halloween, darebbe fastidio anche a loro, se non avessero la consapevolezza di essere passati di moda.
Quando ero bambino io, la cosa non aveva preso così piede. "Dolcetto-scherzetto?" "A regazzì, ma vaffanculo, nun ce rompe li cojoni". Qualche zucca c'era in giro. Ce le avevano i bambini più fichi del quartiere. Li guardavo anche con un po' d'invidia. "Mamma mi compri la zucca?" "Perchè? Che è sta pajacciata?" Ringrazio i miei genitori per avermi tenuto lontano da tutto ciò. Per me il periodo di fine ottobre-inizio novembre era pallosissimo. Si andava i fine settimana fuori Roma, a far visita alle varie tombe di famiglia. Tutti vestiti di nero, tutti a piangere. Si pregava, anche se non capivo per cosa. Non ero turbato dalla spiritualità, bensì dall'assenza di essa in me, in quei momenti. E mi tormentavo perchè non capivo come mai non me ne fregasse una ceppa dei parenti morti. Da piccoli ci si fa sempre problemi. Da grande se ci ripensi, ti accorgi che spesso la risposta è semplice semplice: io quei signori in foto non li avevo mai visti vivi.
martedì, ottobre 26, 2004
Stasera Radio Cicoria. Tutto come sempre.
giovedì, ottobre 21, 2004
Sono reduce dalla mia prima settimana universitaria. I corsi sono interessanti e mi piacciono, ho parecchia perplessità sulle persone. I miei colleghi infatti sono i gran parte di due anni più piccoli di me e mi sembra che più passano gli anni, più la società sforna dei giovani coglioni. Durante le mie ore di lezione sono circondato da: 1) Idioti che scattano foto col cellulare a sè stessi e al professore di turno. 2) Coatti che fanno discorsi del tipo "Aoh, ho messo er subvufere novo, hai da vedè quanto spigne!" 3) Le cosiddette "fashion victims"
Durante una lezione di linguistica un soggetto appartenente ad una delle tre categorie sopracitate(non ricordo quale, ma credo fosse fra quelli col cellulare) ha azzardato un rapporto di sinonimia fra le parole "Arguto" e "Astuto" per il semplice motivo che facessero rima l'una con l'altra. In mezzo a questo miscuglio di merda, trovare una persona con la quale potrei avere qualcosa in comune mi sembra impossibile. Infatti per ora non ho conosciuto nessuno. Il mio atto di socializzazione massimo è stato "permesso, devo uscire" detto ad una che era alla fine della fila di banchi e sedie. Ma mi va bene lo stesso.
mercoledì, ottobre 13, 2004
Io l'avevo visto il manifesto del concerto. Avevo anche visto un foglio appiccicato sopra con scritto "CONCERTO SPOSTATO ALL'ALPHEUS". Però mi sembrava imposssibile per i seguenti motivi: 1) Ovunque su internet la cosa non era stata segnalata. Tutti facevano finta di niente. 2) Il foglietto sembrava molto improvvisato e poco convincente. 3) L'Alpheus? Il posto dove faceva le serate Er Piotta, quando c'era la moda del SuperCafone? Quindi mi ero autoconvinto che il concerto fosse al Circolo. Alle 22 sono partito da termini in fretta e furia. "Speriamo ritardi!!". Arrivo davanti al Circolo e trovo parcheggio subito (questo già mi faceva pensare..). Sto per entrare di corsa, quando mi si para davanti un cartello gigante "IL CONCERTO DI DEVENDRA+COCOROSIE E' STATO SPOSTATO ALL'ALPHEUS". Insieme a me c'erano anche una ventina di persone che smadonnavano allegramente.
"Non ce la faremo mai!" "Speriamo almeno di vedere Banhart..". Casilina-Ostiense: 10 minuti (chi abita a Roma sa di cosa parlo, roba da Villeneuve padre). Pensavamo di essere in clamoroso ritardo ed invece... ancora non avevano fatto entrare nessuno. C'era una fila chilometrica davanti al locale. Entriamo accolti dal dj set di Radio Città Aperta. Nell'attesa, c'è tempo per una birra.
Ogni cosa è al suo posto, almeno così pare, si abbassano le luci. Entra una specie di folletto incappucciato, che si abbassa a regolare un proiettore. Nessuno si è accorto che quel folletto è nientepopodimenoche Blanca delle Cocorosie. Nemmeno il dj idiota di Radio Città Aperta, il quale continua ignaro a mettere dischi a tutto volume, finchè non viene incenerito con lo sguardo dal folletto. Quando davvero tutto è apposto, anche Sierra fa il suo ingresso sul palco, accolta da un "CHEFREGNA!!" generale. Altre tre persone accompagnano le Cocorosie: una ragazza, il cui compito è reggere il registratore e qualche giocattolo; un rumorista di colore, a metà fra un surrogato Dokaka e Dario Bandiera(odioso rumorista che va da Costanzo); una signora sulla cinquantina(una specie di Cher senza chirurgia plastica) che fa qualche coretto qua e là e che mi dicono sia la madre di Sierra. Le prime file sono sedute, noi siamo i primi in piedi, visuale perfetta. Nella sala c'è sempre un gran silenzio durante i pezzi. verso la fine il pubblico comincia a chiacchierare e si arriva quasi alle mani per zittire chi parla. La chitarra di Sierra è l'elemento melodico portante del gruppo. La bellissima bruna, si alterna anche alle tastiere e all'arpa. Inoltre non mi aspettavo avesse quella voce, così sublime, quasi da soprano. Il folletto di prima si toglie il cappuccio, perchè si crepa di caldo. Preferisce stare ai giocattolini. Alla voce pulitissima della "sorella", Blanca contrappone la sua voce particolarissima. Una sorta di Waits al femminile(con il dovuto rispetto per Tom). Il risultato del combo angelo-folletto sfiora la perfezione. L'album d'esordio viene eseguito pressochè tutto, più qualche inedito.
Ora tocca a Devendra. Dopo un'introduzione pubblicitaria di uno speaker di Radio Città Aperta, il talentuoso ragazzino (23 anni, eh) entra in scena. Devendra Banhart è un cicoride*. Con lui ci sono uno dei Vetiver, uno dei Little Wings più altri due. I cinque sembrano trapiantati da un raduno di freakettoni, con tanto di simbolo della pace gigante presentato come Special Guest. Devendra secondo me si diverte da pazzi a cazzeggiare sul palco. E anche noi ci divertiamo a vederlo. Tra cover reggae, battiti di mani collettivi, canzoni molto attese cantate in coro c'è da segnalare un curioso siparietto, verso metà concerto. Un ragazzo del pubblico sale sul palco con un delfino di peluche e lo consegna a Devendra, che se lo infila dentro la camicia. Da quel momento farà tutto il concerto con il delfino addosso, sempre più pacchiano. Devo dire la verità: prima che entrasse sul palco pensavo che fosse molto difficile far meglio della magia delle Cocorosie. Ero certo che mi avrebbe deluso. Invece no, non proprio. Dopo un inizio intimista, l'ha buttata letteralmente in caciara. Ha fatto benissimo così. Quasi due ore, nulla da appuntargli.
Alle 2.30 siamo ancora dentro all'Alpheus, perchè ci hanno chiuso la porta dalla quale eravamo entrati. Praticamente tocca girarsi tutte le sale del locale, che ne frattempo pululavano di ragazzini e di coattoni che ballavano Sean Paul e house. I gestori vogliono chiuderci dentro e costringerci a fermarci in qualche sala, furbi! Ma oltre al fatto che c'era musica di merda, non eravamo ben visti dai truzzi. Così la gente è uscita in gran parte dall'uscita d'emergenza.
*spiegazione breve del termine: dicesi cicoride, persona dai capelli (bruni) e barba incolti (da qui deriva il mio soprannome)
martedì, ottobre 12, 2004
Stasera solito appuntamento con Radio Cicoria. Finchè il dj influenzato non sviene.
lunedì, ottobre 11, 2004
Ho visto Devendra e le Cocorosie all'Alpheus. Vorrei farne un resoconto, ma ora ho 38 e passa di febbre e non vorrei delirare più del solito. Quando mi riprendo però qualcosa sul concerto lo scrivo.
martedì, ottobre 05, 2004
Stasera grande ritorno di Radio Cicoria. Sono riuscito a ripristinare la situazione di Streamer anche con la nuova versione. Speriamo che sta telenovela finisca qua. Intanto sapete chi ringraziare (o con chi prendervela) se sono tornato a trasmettere: gli helper della chat di Streamer, gentilissimi.
Lavorare con lentezza
A Venezia questo film aveva fatto parlar bene di sè. Mosso da grande curiosità, sono andato a vederlo.
I protagonisti sono due ragazzi che abitano nella grigia periferia bolognese. Voglia di lavorare zero, voglia di far soldi, apparentemente tanta. Così tentano la via più facile e rischiosa per il denaro: scavare un tunnel sotto la cassa di risparmio di Piazza Minghetti, per conto di un certo Marangon. La loro storia s'intreccia con un tenente dei carabinieri (Valerio Mastandrea) in cerca di riscatto dopo aver fallito la cattura di Marangon, per colpa di una soffiata sbagliata. Ma i suoi superiori sembrano essere più attenti al fervore dei movimenti studenteschi di quegli anni, cui Radio Alice dava voce. Ad allietare le notti delle talpe nel sottosuolo c'è la radio. Casualmente i due capitano su Radio Alice, (una delle prime radio private dell'epoca, nata nel '76) e dopo essersi appassionati all'emittente decidono di andare a trovare chi la fa in sede. Il contagio dei movimenti è inevitabile ed i due entrano a far parte della combriccola "metaradiofonica". Storie d'amore, di corna e di scopate in macchina; di concerti all'aperto nei parchi; disagio giovanile e conflitti generazionali; Il tentativo di rappresentare gli anni '70 è apprezzabile, ma il risultato un po' delude. Il ritratto scade troppo spesso nel cosidetto "elogio del cazzone", molto anni '90: pare infatti che i sentimenti che spingono maggiormente i giovani a manifestare siano: 1) la voglia di figa e di far colpo sulle ragazze* 2) la voglia di non fare un cazzo, nè studiare nè lavorare* In mezzo a questi superficiali luoghi comuni, le vere motivazioni (e le contraddizioni) del movimento emergono a fatica. Tuttavia proprio nella manifestazione e negli scontri all'università di Bologna, il film raggiunge l'apice ritrattistico ed emotivo. Le forze dell'ordine caricano e negli scontri rimane ucciso un militante di Lotta Continua. I compagni gridano vendetta ed è guerriglia. Alla fine i carabinieri riescono a fare irruzione nella sede di Radio Alice e la favola finisce. Giudizio su alcuni attori: la scena in cui la Pandolfi risulta più espressiva è quando mostra il fondoschiena. Massimo Coppola è prigioniero del personaggio che si è costruito a Brand:new e quindi pare non saper interpretare altro. La scena nella quale legge una lettera che la radio manderà al Partito Comunista è emblematica. Ma gli voglio bene lo stesso. Soprattutto visto che dopo Silvestrin ci hanno rifilato Marco Cocci.
* Ah ma è prodotto da Procacci, che ha prodotto anche Muccino, quindi è tutto apposto.
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