martedì, novembre 29, 2005
 

Atmosfere sognanti all'ennesima potenza

Disclaimer: Questo blog ha un nome, che viene da un gruppo. Negli ultimi mesi da quanto vedo su shynistat, qualcuno è venuto qua cercando informazioni sulle date italiane di una band islandese. E io che ci sto a fare? Quindi per giustificare tale nome, ecco il secondo speciale sui Sigur Ros, dedicato al concerto tenuto il 24 novembre al Saschall di Firenze.

Il paragone con la data romana è d'obbligo. E' passato qualche mese e gli umori sono diversi. Alla Cavea c'era un gruppo che presentava quasi in anteprima il proprio nuovo disco. Qui invece abbiamo avuto il tempo sufficiente per metabolizzare Takk. La scaletta è incentrata sulle canzoni che erano state tralasciate precedentemente: tagliate via Hafssól, Milano, Untitled #1, Sven-g Englar e Se Lest; al loro posto Hoppipolla, Með Blóðnasir, Svo Hljótt e Heysatan. Mi duole particolarmente perdermi il tjuu' e Milano, ma l'esibizione acquista in melodia a discapito di una prolissità forse eccessiva. Questione di gusti e un buon quarto d'ora in meno rispetto alla Capitale. Veniamo all'acustica: l'Auditorium è impareggiabile, ma il Saschall è dignitoso. Se non si sentissero i clacson delle macchine fuori, nei momenti di silenzio, sarebbe meglio. Scenicamente, il velo che copre la band all'inizio e alla fine viene ridotto a un semplice sipario laterale. Il colpo ad effetto è meno spettacolare, ma il gioco di luci ed ombre resta bello in egual misura. Tranne un soppalco, non ci sono posti a sedere e noi siamo decisamente più vicini al palco rispetto a Roma.
 
Sembrano avere una buona consapevolezza delle loro qualità, questi islandesi. Ciò è nettamente in contrasto con alcuni gesti, dai quali traspare una tenera timidezza. Jonsi che si avvicina al microfono, senza chitarra in attesa di cantare, si tortura le mani come un bimbo dello Zecchino d'oro. Viðrar vel til loftárása e Olsen Olsen non hanno mancato di emozionare la platea.Complimenti vivissimi al testa di cazzo che durante la splendida pausa di Viðrar ha urlato "BRAVOOOO!!". Glosoli con la sua esplosione è un classico. Hoppipolla non delude dal vivo e si conferma "canzone della presa bene". Ti guardi intorno, ridono tutti e pensi "che cazzo ridono?", interrogativo che da collettivo diventa personale, "che cazzo rido?". Dopo una piccola pausa arrivano Svo Hljótt e Heysatan, le tracce conclusive di Takk. Non può mancare Untitled #8 a chiudere: appaga e soddisfa chiunque.
Quando tutto è finito, provo a spacciare il braccialetto del fan club, come pass per il backstage, ma non funziona. Invece Lucio Dalla mi passa davanti come niente fosse e li va a conoscere. Avendo già gli autografi, manco insisto.


Angolo multimediale
- Foto: Il solito problema delle luci giuste al momento giusto. Ecco la selezione:

   

   

    

  

(grazie a Tijuana, gdm, Hullabaloo , Archangel e amica sua non meglio identificata)

- Video: questa volta la maggior vicinanza al palco mi ha aiutato non poco:
-Hoppipolla
-Untitled #8 (Premio Parkinson 2005, ne vale la pena)

Extra:

-Hoppipolla (live Jools Holland)       Hoppipolla (video per il nuovo singolo)

Click tasto destro, Salva con nome

(per il bootleg mp3, ce l'ho su slsk e dc++)

scritto da SigurRoS | 01:00 | commenti (20)


lunedì, novembre 28, 2005
 

Già guardando il programma, il MEI di quest'anno non mi entusiasmava. Sabato era l'unico giorno meritevole di presenza. Scartando quasi tutti i convegni e gli incontri, confidavo di rifarmi nei padiglioni, in giro fra gli stand. Ma anche il lato "espositivo" è deludente. Sfiliamo a zig zag fra gigantografie di Povia e Dolcenera, video di Federico Poggipollini e lo striscione di un gruppo che si fa chiamare NOMADI, lucrando su quel che fu. In politica si usa la metafora "turarsi il naso". Procedendo su questa linea retorica direi che si finisce asfissiati dalla puzza di merda.

Da voci più o meno ufficiali so anche che hanno tolto la possibilità di fare concerti improvvisati negli stand. Ora ci sono degli spazi appositi, che non credo siano di tutti. Suona Mao, da sosia di Ashcroft a sosia di Montgomery Burns. Vorrei ricordare a quelli del Mucchio che non si fanno le copertine con le creazioni altrui. Solo che è passato tanto tempo e non hanno nemmeno quel numero in esposizione. Giriamo più volte i serpentoni e l'unica cosa che mi rimane impressa è Red Ronnie: prima parla con aria piacionesca di chi ne sa tanto e ha conosciuto grandi personaggi insieme al Piotta; poi quando ritorno sta facendo un minidibattito davanti a una tv, dove c'è un video della Pausini.

Molte etichette carine dell'anno scorso, non ci sono o non le ho viste io? Non avevano dischi da promuovere?  In compenso risaltano bene ai miei occhi le miriadi di agenzie per concerti, tutte con il manifestino degli Offlagadiscopax(accanto ai Negramaro), gruppo dell'anno: loro mettono daccordo tutti.

scritto da SigurRoS | 18:55 | commenti (3)


venerdì, novembre 18, 2005
 

Noi siamo uguali agli altri, ma siamo diversi, ma siamo uguali agli altri, ma siamo diversi!!! Mamma! Mamma, vienimi a prendere!!

Disclaimer:
Da qualche giorno ho notato FLUX, un nuovo canale musicale. A quanto ho saputo è di telecom italia e presto andrà sul digitale. E' in chiaro solo per promozione.

Passano molta roba carina, insieme a qualche merdata(col tempo stanno peggiorando).
Non so se questo discorso possa essere esteso alle generazioni passate o future, ma penso di parlare per quelli della mia età:
Oggi quella cosiddetta funzione di "guru" che poteva avere brand:new del primo Coppola, (o anche le riviste specializzate, tipo Mucchio, Rumore), secondo me viene svolta da internet, con le miriadi di webzine sempre più competenti (pitchfork, allmusicguide e co.) e dall'esplosione del p2p.
In parole povere:
Una volta uno vedeva brand:new a mezzanotte: passavano dei video molto belli(soprattutto buona musica dico) e si andava a ricercare gli artisti, comprando o scaricando*.
Ora, si va sulle webzine, sui blog, si leggono recensioni dei gruppi del momento; si apre slsk o emule e si tira giu' tutto.
Visto che ormai le tv sono superate dal web, hanno ancora, se non lo scopo, la funzione di prima ? E questo sorpasso, porta pregi, difetti, un cazzo?
Mi sono tormentato su questo interrogativo abbastanza.

Teoricamente la nascita di nuovi canali televisivi e di mezzi informativi in generale è un bene. Purtroppo ad un'aumento quantitativo non corrisponde una pari crescita qualitativa, anzi.

Per quanto riguarda webzine e blog, hanno un'enorme importanza grazie alle caratteristiche peculiari d'immediatezza. Basta monitorare un minimo la rete, per decretare il prossimo gruppo del momento, mesi prima che ci arrivino giornali e tv. E ormai è facile improvvisarsi giornalisti e scrittori. Basta anche un minimo di conoscenze informatiche per aprire un blog o una webzine. Bisognerebbe ricordare che il tempo impiegato per creare un proprio mezzo d'espressione non è uguale a quello utile per avere una proprietà di linguaggio consona, o almeno decente. Ogni giorno nasce una webzine nuova, con recensioni scritte con i piedi: anafore che si sprecano; citazioni letterarie messe a cazzo di cane; aggettivi presi dal Sinonimi e contrari; atmosfere sognanti et similia. Tutto questo con il solo scopo di impressionare chi legge (che puntualmente commenta con espressioni altrettanto imbarazzanti) ed eludere la banalità. Ma non è altrettanto banale il sistematico tentativo di apparire ermetici ad ogni costo?

Il download sfrenato sul p2p ci permette di ascoltare molte più cose, ma in maniera distratta e meno approfondita di prima. Non si fa in tempo a focalizzare l'attenzione su un gruppo che già c'è un'altra band definita come i "nuovi [qualsiasi gruppo con un album all'attivo]". E' il fenomeno che chiamo NMEizzazione, ossia il sensazionalismo sfrenato per qualsiasi puttanata in uscita. E qui tornano blog e webzine: i più autorevoli, a titolo di fama ovviamente, diventano opinion leader.

La tv è ancora il massmedia per eccellenza. Tuttavia la sua funzione "guru" ora è limitata all'iniziazione, che è un fatto positivo, finchè non si arriva allo sputtanamento. Con il termine indie, oggi si intende qualsiasi cosa fighetta, spesso pseudoricercata al puro scopo di essere fonte di business. E i nuovi canali televisivi ci vanno a nozze. Ormai qualsiasi testa di cazzo può uscire dal seminato pop alla MTV e sentirsi "indie" perchè aggiunge ai suoi ascolti deplorevoli un nome tipo, Franz Ferdinand. E questa massa di pecoroni che si elegge a elite(di stronzi) poi te la ritrovi ai concerti, tutta uguale, come se avvessero le uniformi: capello finto-trasandato, converse, spillette in ogni abito e/o accessorio. Quindi la tanto osannata attitudine va a farsi fottere regolarmente.


*il download era un fenomeno meno diffuso di adesso, perchè anche internet lo era, in un certo senso: per usare internet si diventava "esperti di pc". Poi arriva l'ADSL a pochissimo, che mi sta pure bene e il fenomeno del p2p decolla definitivamente.

scritto da SigurRoS | 01:28 | commenti (7)


venerdì, novembre 11, 2005
 

Dusk scrive:
ma io non discuto l'enorme potere masturbatorio dei franz ferdinand
Dusk scrive:
non sto a fa l'integralista
Dusk scrive:
solo che che-du-cojoni.
Sigur-RoS scrive:
du du du cojoni

 

scritto da SigurRoS | 20:27 | commenti (8)


mercoledì, novembre 09, 2005
 

Quiz: Manca un "grande statista" nella foto. Scopri qual'è

scritto da SigurRoS | 20:25 | commenti (9)


giovedì, novembre 03, 2005
 

Domani me riporti er cazzo de gomma pane?

A venti giorni di distanza dal concerto degli Eos, torno al Biffi per vedere se hanno fatto progressi. L'auspicio con il quale chiudevo il resoconto della performance precedente è giustamente rispettato. Tuttavia è doveroso premettere alcune cose fondamentali:

- E' un concerto acustico.
- La quasi totale assenza del cantante precedente.
- La presenza quindi di un'altra voce, ossia Stefano.

Il fatto che sia un'esibizione acustica lascerebbe intendere un'atmosfera più intima. "Pochi ma buoni" fra il pubblico insomma. In parte è vero, purtroppo però ci sono anche i membri non suonanti del gruppo fra gli spettatori, insieme a qualche frocio che richiede Green Day e Linea 77 e shampiste che per fortuna stavolta non commentano e si fanno i cazzi loro. Alle chitarre quindi ci sono Stefano e Edo (il chitarrista dalle potenzialità inespresse) e cantano pure bene; conclude la formazione Roberto al basso che li asseconda con la solita personalità.

La scaletta è incentrata sul brit pop dei tempi d'oro, oscillando fra i primi Radiohead, i Verve e gli Oasis. Sulla canzone Luna dei Negrita posso solo dire che speravo fosse quella di Togni. Veramente degne di nota le esecuzioni di Please, please, please let me get what I want degli Smiths e True love waits di Yorke e soci. Apprezzabile sicuramente la scelta di Cannon ball di Damien Rice, ovviamente sconosciuta a quasi tutti i presenti in sala. Sarei molto curioso di sentirla cantata da Stefano anzichè da Edoardo. Non mi è piaciuta l'interpretazione di Fake plastic trees: quando devi fare una cover del genere dalla melodia così perfetta non si accettano variazioni. Puoi avere la giustificazione che non ti senti sicuro a confrontarti con tale mostro sacro, ma falsetto c'è e lo devi fare, porco dio.

Se ne sentiva davvero il bisogno di far salire sul palco Freddie Mercury de noantri su Creep? No, ma tant'è... Ne nasce l'antitesi della musica: più volte nelle strofe i due cantanti vengono in soccorso dell'uomo più irritante dell'universo. E sul "runs" finale egli stesso goffamente lascia cantare il pubblico. Non di certo per gli stessi motivi che spingevano lo Yorke annoiato del passato a fare altrettanto in immagini che hanno fatto storia. Ci ha provato a rovinarci la festa, ma anzi c'è stato più gusto nell'assaporare il confronto diretto dal quale è uscito umiliato.

Se non si fosse capito Stefano è stato la sorpresa della serata. Una voce deliziosa capace di emozionare che nessuno si aspettava. Fossi in lui, smetterei di sporcarla rocamente con interpretazioni gallagheriane e mi concentrerei più sulla sua fragilità per farne un vantaggio. Edoardo, con quel giubbotto bianco catarifrangente da rapper trasmette ascolti deplorevoli e li conferma. Però almeno ne è consapevole e appoggia le scelte altrui.
Robbè, nun t'encazza', lo so che è stata na parentesi all'interno del gruppo, più piacevole del gruppo stesso.

scritto da SigurRoS | 21:54 | commenti (9)


mercoledì, novembre 02, 2005
 

La vita è come un eurostar: non sai mai cosa ti capita. (3)

Accanto a me c'è un uomo sui trentacinque anni. Somiglia un po' a Luigi Crespi, l'ex sondaggista di Berlusconi. Come al solito ascolto passivamente: lui sta cercando di rimorchiarsi una venticinquenne. Parlano del più e del meno, "che fai nella vita?" "dove scendi?" (lei a Prato, lui a Milano).
Sembra la solita banale chiacchierata da treno e invece scopro così che lui è un giornalista che lavora per un ministro. Praticamente uno di quei viscidi stronzi che passano la giornata a fare rassegna di tutti i mezzi d'informazione che parlano di tale ministro. La ragazza s'incuriosisce e dopo aver girato intorno all'argomento riesce a farsi dire il nome del suo datore di lavoro. E' Gianni Alemanno. Complimenti, se fossi Luttazzi metterei "Lavoro per Alemanno" fra le 101 frasi da evitare quando si vuole rimorchiare una ragazza.

Comunque sia a sentir pronunciare quel cognome sono sobbalzato interriormente e volevo fargli fare una gran figura di merda. Stavo lì lì per chiedere al tizio se si ricorda quando l'anno scorso il ministro per l'agricoltura è venuto alla Facoltà di Scienze Politiche di RomaTre per una conferenza sugli OGM, occupando letteralmente l'università per quattro ore, impedendo tramite la polizia(e il suo bel servizio d'ordine autogestito) anche a chi avesse lezione di entrare.

Ma non ce n'è stato bisogno: alla domanda della signorina "e come ti trovi?" ha risposto fiero di sè "benissimo, sono orgoglioso ed è il lavoro che ho sempre desiderato fare".

Mi sa che ha dubitato leggermente delle sue doti di seduttore quando l'ha vista scendere ad Arezzo, anzichè a Prato.

scritto da SigurRoS | 17:27 | commenti (1)