lunedì, agosto 28, 2006
 
La Corsica vista da me (a Napoleo' ma chi te se incula, mejo Pascal Paoli)

Inizio con il viaggio di andata. Appena entrato in autostrada mi fermo per fare il pieno di GPL. Il tizio del distributore nota la mia maglietta con scritto "MOOG" che evidentemente gli trasmette buoni ascolti e anche di più:
B: "Chi sei tu?" (con sguardo ammiccante)
E: "Boh, chi sono?"
B: "Sei un produttore, eh?"
E: "No, magari."
B: "Sei un musicista, eh?"
E: "No, magari."
B: "Sei un dj, eh?"
E: "Qualche volta ci provo."
B: "Sai che cosa indossi, vero?"
E: "Eh sì, è una maglietta, le vendeva un amico mio alla festa dell'Unità."
Segue pippone megagalattico sui Moog e sulla difficolta' del suo gruppo di produrre un disco decente.

Sul traghetto, leggo e rileggo la guida della Lonely Planet, che tutti mi hanno detto "di solito ci prende". Dice che le strade in Corsica sono tutte pericolosissime con strapiombi ovunque, che i corsi ti stanno sempre attaccati al culo della macchina e che quasi cercano di buttarti fuoristrada.

Sbarcati in Corsica ci mettiamo 3 ore per fare 30km. La motivazione sono le rotatorie. Le code terminavano ad ogni rotatoria. Probabilmente erano tutti automobilisti italiani intimoriti dalle guide che davano la precedenza a chiunque. Le strade in Corsica non sono brutte: la via principale che collega Bastia a Bonifacio è una specie di Cassia. Le strade di montagna sono strade di montagna.
Ad attenderci, splendide spiagge caraibiche? No, il mare a Cervione è come a Ostia, ma ci hanno detto che a sud è molto meglio.
Nostri vicini di tenda, una famiglia veneta. Leghisti-comunisti: stanno sempre a prendere per il culo i terroni, ma poi la sera si commuovono cantando Bella ciao.

Corte è una bellissima cittadina fra le montagne, nell'entroterra corso. E' una delle città col passato più turbolento, fortemente legata alle vicende indipendentiste. Ha un'università, l'unica in tutta l'isola e dovrebbe essere il centro culturale della Corsica. C'è un museo sulle tradizioni e sulla storia della Corsica, fino ai giorni nostri, molto interessante. La città alta offre dei panorami mozzafiato fra le rovine della fortezza genovese.

Dopo tre giorni partiamo per il sud e ci fermiamo a Porto Vecchio. Arriviamo a un campeggio enorme, che neanche nomino, perchè ho scoperto che tutti gli italiani ci sono stati. Ci danno addirittura una mappa e da soli dobbiamo cercarci la piazzola. Ci ho messo due giorni per orientarmi; girando per il campeggio ci si perdeva spesso e involontariamente si scopriva un bagno più vicino, delle piazzole migliori ecc.
Il mare nei dintorni di Porto Vecchio è il più bello che abbia mai visto. Acqua trasparente, con pesci a riva. Non sono andato in molti posti marini, ma non penso che sia così ovunque.
Nostri vicini di tenda, padre e figlio francesi. Le persone più tristi del mondo. Il figlio era totalmente isolato, giocava a pallone da solo, oppure a bocce con il padre. Andavano sempre a letto alle nove e avevano messo un telo davanti alla loro tenda, per non essere visti da noi. Una sera sono tornati con delle pizze a portar via e mangiavano contenti. Abbiamo deciso di imitarli. NON PRENDETE LA PIZZA IN CORSICA (anzi, da nessuna parte fuori dall'Italia): la margherita è pomodoro, e un formaggio indefinito; per avere una margherita devi chiedere una pizza "mozzarella" ma anche lì, la mozzarella non sarà granchè.

Le cascate "Piscia di Gallo" o vengono bene in foto o le ritoccano, oppure ho visto un'altra cosa, anche se dubito, visto che era pieno di gente.
Bonifacio era così bella che ci siamo andati due giorni di fila. A Capo Pertusato c'è un faro ed è il punto migliore dalla terra ferma per vedere le Bocche e Lavezzi. In lontananza si intravede anche la Sardegna. Scendendo su un sentiero vicino al faro, siamo arrivati a una piccola spiaggia meravigliosa con al massimo 10 persone. Appena arrivati vediamo che sono tutti con i cellulari in mano a chiamare e a mandare messaggi. Guardo il telefonino e capisco: qui prende Vodafone.

Note

Nei supermercati in Corsica, i prezzi dei prodotti sono scritti su delle tesserine con display digitale.
Aspetti linguistici: ci si può andare anche non parlando una parola di francese. Molti del luogo parlano benissimo italiano, tranne alcuni casi. La cosa più difficile è l'approccio: non sai mai se il tuo interlocutore parla italiano, francese o inglese. Il francese lo tenevo come ultima spiaggia, pur avendolo fatto 5 anni al liceo mi sento troppo frocio a parlarlo.
Esempio pratico in una paninoteca

E: "Salve, mi dia un panino Milano e uno Venezia"
P: "Sì cinque minuti ed è pronto"

(un altro turista italiano si avvicina incuriosito e guarda i menù affissi)

P: "Vous cherchez quoi?"
T: "Just looking"

(il tizio della paninoteca assume la caratteristica faccia di Spalletti, non ha capito, ma lascia perdere)

La guida Lonely Planet diceva che i corsi sono stronzi e poco abituati al turismo. Probabilmente non avendo industrie si stanno rassegnando a vivere di quello. Non abbiamo trovato persone scortesi.
Ho una teoria in merito: tutto dipende dalle esperienze che ogni singolo soggetto corso ha avuto con turisti, in particolare con gli italiani. La maggior parte sono esperienze positive, ma quando c'è da farsi riconoscere noi siamo i migliori.
Chi non ha rispetto per niente, figuriamoci per le regole? Gli italiani. Chi quindi può andarsene in giro alle 4 di notte urlando in un campeggio dove si dovrebbe far silenzio dalle 23? Gli italiani. Chi va a pescare sulla spiaggia in mezzo alla gente che fa il bagno oppure in qualsiasi posto dove c'è scritto che non si può pescare? Sempre gli italiani.
A giudicare dalle scritte per strada, che sono ovunque, la Corsica sembra ancora una regione che tiene alle proprie radici. "Libertà per tizio", "Italiani/Francesi/Arabi fuori", "Corsica nazione". Tuttavia nelle nuove generazioni questa cosa si sta affievolendo. Altri cent'anni e saranno totalmente francesizzati.
Le castagne: con le castagne in Corsica ci fanno tutto. Le crepes, la birra, cinghiale in salsa di castagne.
Le baguettes sono ovunque, te le vendono anche sulla spiaggia.
Non ho più un cazzo da dire.
scritto da SigurRoS | 11:06 | commenti (9)


sabato, agosto 12, 2006
 
Chiuso per ferie



Nonostante la probabilità di attentati sui traghetti sia minore che sugli aerei (tocco palle), rinnovo il mio invito a Studio Aperto. Me ne vado sperando che al mio ritorno il posto dove lavoro esista ancora.
scritto da SigurRoS | 21:23 | commenti (2)


mercoledì, agosto 09, 2006
 
There is no ending (forse)

Frequenze Disturbate ultimo giorno. Un'edizione del festival che aveva un po' scontentato per il cast in apparenza deludente, soprattutto se confrontato con gli anni passati. La presenza di pochi grandi nomi ha così richiamato poca gente, in un contesto più intimo.
Di Urbino conservavo un ricordo della gita delle elementari, nella quale tutto mi pareva in salita. In effetti a Urbino è tutto in salita. Meglio stare sdraiati nel giardino della Fortezza Albornoz a gustarsi il panorama della città con lo splendido Palazzo Ducale che la sovrasta.
E' ancora pomeriggio e gli artisti fanno il soundcheck. I Tunng hanno appena finito e si aggirano per il giardino. Una tizia li ferma e si fa le foto con loro, che rimangono molto sorpresi. Poi cerca di imbastire un discorso chiedendo al cantante che sorseggiava una Peroni "What do you think about italian beer?", lui assume l'espressione facciale che significa "che cazzo di domanda è?" e balbetta qualcosa tipo "mmh it's good". Episodio che potrebbe far capire quanto l'"indie medio" stia diventando un po' la caricatura di se stesso.
Dopo un po' che siamo dentro la security ci manda fuori tutti, per evitare che chi non abbia il biglietto, tipo noi, faccia il furbo. Anche i turisti vengono mandati via e quelli che arrivano sono bloccati all'entrata e rispediti indietro con conseguenti smadonnamenti da parte loro, perchè "non è giusto chiudere un posto per un concerto del cazzo".

I Non voglio che clara salgono per primi sul palco, quando è ancora giorno. Molto bravi, accompagnati da un quartetto d'archi che sicuramente ne arricchisce i pezzi. Nonostante un bis concesso a furor di popolo (20 persone) suonano davvero pochino.
Seguono i Tunng, miglior esibizione del festival intero a detta di molti e anche per noi, sullo stesso piano di quanto concluderà ore dopo. Il cielo si fa prima viola per il tramonto e poi nero per le nubi che insieme a tuoni e fulmini preannunciano una tempesta, che non arriva. Poche gocce di pioggia non fermano il loro folk tra Devendra e Four Tet.
We are scientists, un gruppo del quale non vedo l'utilità perchè ce ne sono mille in circolazione simili e allo stesso tempo non ne vedo l'inutilità. Protagonista del loro set è il roadie, con pantaloni a vita bassa e culo di fuori che si danna l'anima per mettere apposto l'asta del microfono che il cantante fa cadere di proposito per prenderlo per il culo.

Gli Arab Strap dovrebbero essere al loro ultimo tour prima dello sciolglimento. Ma li guardi e pensi che siano solo voci infondate. Gli scozzesi sono in forma smagliante, più potenti dal vivo rispetto al disco. Qualcuno dal pubblico urla spesso "facce peppe peppe" e penso si riferisca a Peep peep. Purtroppo non viene nemmeno capito, figuriamoci accontentato.

Angolo multimediale
Non ho fatto foto ai Non voglio che clara e non ricordo perchè, forse non pensavo di avere la macchina fotografica.
-Tunng

-We are scientists
scritto da SigurRoS | 11:37 | commenti (2)