giovedì, giugno 28, 2007
 
Cara è la fine (mica tanto)

Concerto dei Negramaro a Cuneo: Godano sale sul palco e canta "La canzone che scrivo per te".
E qua non centra più la divisione fra chi apprezza la svolta cantautorale "a la Nick Cave de noantri" e chi invece preferiva il Godano "orso"(lui stesso si definiva così...vabè) incazzato nero dei primi tre dischi.
scritto da SigurRoS | 20:29 | commenti (13)


martedì, giugno 26, 2007
 
Tell me what you see, was it a dream? Was I in it?



Non sarà la notizia del secolo dal punto di vista musicale per i puristi e gli indiesnob. I Verve si sono riuniti. E una generazione cresciuta a pane e brit pop esulta. Intanto ci sono le prime date in Inghilterra e si annuncia un probabile nuovo disco.
Nove anni fa' ci diedero buca all'Heineken, sostituiti dai Kula Shaker. E' giunto il momento di pareggiare i conti con la storia.

...E qualcuno (lui sa chi è..) si deve far ricrescere i capelli...
scritto da SigurRoS | 15:40 | commenti (4)


mercoledì, giugno 20, 2007
 
Sinistra : Veltroni = Musica Italiana : Afterhours

Ieri alla festa dell'Unità suonavano gli Afterhours. Innanzitutto due parole sulla festa: una porcata. Certo, rispetto alla scelta molto intelligente di farla ai Parioli l'anno scorso, c'è un miglioramento. Dovrebbe essere l'ultima prima della nascita del Partito Democratico, ma praticamente sembra la festa del "nuovo soggetto politico". Il titolo di quest'anno è "Democratic Party" (complimenti). Non c'è più una bandiera dei DS, ai vari stand di volontari non ho incontrato nessuno: o sono passati con Mussi o non è il turno loro.

Il concerto: intanto complimenti all'organizzazzione. Tutti in fila aspettando non si sa cosa. Poi a un certo punto si apre un buco nella recinzione e la gente comincia ad entrare. Il zelante servizio d'ordine dei DS (mi sa che è vero che la parte migliore se n'è andata) si piazza davanti al buco e fa pagare l'ingresso anche lì. Ci voleva tanto a fare due entrate...
Era circa il mio millesimo concerto degli Afterhours. L'unico stimolo che mi aveva spinto ad andare era sentire blaterare Agnelli sulla politica, magari con qualche gesto eclatante dei suoi. Speravo desse fuoco alla scritta enorme che campeggia sul palco "Per il Partito Democratico". Rimango deluso, poichè per il concerto è stata banalmente  coperta da un telo nero.
Anche l'esibizione non mi dice granchè. Partono a mille, prima canzone "Male di miele". Poi una serie di pezzi del disco più recente, per fortuna in italiano. Manuel gigioneggia, si vede che la pippata era di qualità. Introduce i pezzi sempre a cazzo di cane, per fare un po' di ironia. Così, "Lasciami leccare l'adrenalina" viene presentata come un pezzo lento per far riposare il pogo; la cover di "Baby one more time" come un nuovo pezzo del gruppo. "Milano circonvallazione esterna" è decisamente sotto gli standard ai quali ero abituato.
Probabilmente è la scaletta peggiore che mi sia capitata in un loro concerto. Peggio di quando cantano in inglese. Mi ricordo serate di sudore estremo e fatica, senza un attimo di pausa. Quasi tutti i classici mancano: "Strategie", "Dea", "Veleno", "Dentro Marylin", "Pelle", "Sui giovani d'oggi...",  "Non si esce vivi dagli anni 80". Forse anche le troppe cover spezzano il ritmo: oltre alla già citata "Baby one more time", fanno "Lilac wine" di Buckley e "Satellite of love" di Lou Reed. Sostituendo le cover con i classici forse si avrebbero gli Afterhours di un tempo.
Tornano due volte sul palco, come di consueto. Gli applausi ci sono sempre. Alla fine sono uno dei pochi gruppi che uniscono un po' di tutto: dal nu-metallaro, al dark, passando per l'indie, fino allo zozzone reggae da primo maggio. Un po' come Veltroni.
scritto da SigurRoS | 12:51 | commenti (12)


venerdì, giugno 01, 2007
 
Marco Simone mortacci tua
Post nostalgico o come dicono gli ultras "vecchie maniere"

Oggi sono andato a comprare dei nuovi scarpini da calcetto. Entrato nel negozio, mi dirigo nella consueta parete con tutti i modelli e mi trovo davanti a una cosa sconvolgente: non ci sono più dei scarpini "normali", canonici. Ogni modello ha una "pecionata" da truzzo. Ci sono di tutti i colori: bianchi, argento, rossi, verdi, con le stringhe di lato, senza stringhe. Non c'è uno scarpino nero e con le stringhe in mezzo, tutti devono avere una stronzata. Tutti alla ricerca di un tratto distintivo, con l'unico risultato opposto dell'omologazione. Almeno prima erano tutti uguali per forza.
Per un feticista del calcio come me, andare a comprare "le scarpette" era un evento. Ogni anno puntualmente mi presentavo a rinnovarle. Le prime le ho comprate da cisalfa a San Giovanni, erano della Pantofola d'oro. Mi ricordo ancora gli strilli a sei anni per le vesciche, con il mister che mi consigliò di utilizzare due calzettoni. Negli anni '90 si cominciarono a vedere i primi modelli sponsorizzati direttamente dai calciatori. C'erano i Diadora di Baggio e Signori. Per me scegliere fra Juve e Lazio era un incubo. Presi quelli di Signori, perchè costavano meno. Poi finalmente anche un calciatore della Roma se ne uscì con gli scarpini propri: Abel Balbo e i suoi Kronos. Ovviamente alla prima occasione li comprai. Sono stati fra quelli più scadenti che abbia mai utilizzato, anche se ci ero affezzionato.
Tutti questi modelli erano rigorosamente di un colore: nero. Poi è arrivato Marco Simone con le sue scarpe bianche, che quando lo vedevi in televisione sembrava giocasse coi calzini. Ho avuto un allenatore che in quel periodo proibì a tutta la squadra di comprare le scarpe di Simone. Diceva che erano "da froci" e non aveva tutti i torti.
L'ultimo paio di scarpini da calcio che ho avuto sono stati i Predator, sponsorizzati da Zidane. Erano neri, con qualche striscia di rosso. Mi ricordo che quando siamo andati con mio fratello da manzetti costavano 180mila lire. Noi ne avevamo 250 e dovevamo prendere due paia. Mi disse "comprali, io mi arrangio, almeno te sei forte". Lui si prese quelli della Nike a 70mila lire (un'altra cosa stupenda di quel periodo è che gli scarpini della Nike facevano cacare). Forse è stata una delle prime volte che ho voluto bene a mio fratello. I Predator non li ho mai buttati, sono ancora in buone condizioni, anche se non mi entrano più.
Per il calcetto ho cercato sempre di mantenere la stessa linea che avevo a calcio: scarpini neri, più anonimi possibile. Ma nel calcetto le marche si sbizzariscono ancora di più visto che il target sono i "giocatori in poltrona", sempre attenti a seguire le mode stupidissime dei propri idoli. Probabilmente fossi ragazzino ora, lo farei anche io, come all'epoca facevo con Giannini o Haessler. Ma sono contento di essere stato piccolo in quel periodo lì e non in questo.
Oggi sono uscito dal negozio con un paio di Adidas, con le stringhe di lato. Però almeno sono neri.
scritto da SigurRoS | 11:30 | commenti (6)
 
Scusa il ritardo...
scritto da SigurRoS | 00:29 | commenti (2)