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giovedì, novembre 29, 2007 scritto da SigurRoS |
15:30 | commenti (6)
mercoledì, novembre 28, 2007 Markette, ma anche no
Non mi reputo un intenditore di fotografia e raramente faccio cose di questo tipo. Tuttavia credo sia giusto segnalare l'account di deviantART di Lorenzo, aka Iannax. Nella sua gallery ci sono foto di concerti, foto di artisti che qui ho anche criticato, foto di tutti i tipi. E per me sono belle, non lo dico perchè è mio amico, ma perchè è bravo a cogliere l'attimo. Non fatevi ingannare dalla foto da piacione che ha nel profilo. scritto da SigurRoS |
00:24 | commenti (2)
lunedì, novembre 26, 2007 Santità, ha in tasca un turibolo o è solo contento di vedermi?
La quarta puntata di Decameron si apre come le altre, cioè come un tipico monologo teatrale di Luttazzi. Un bel esempio di informazione, anche. Le ultime previsioni di Nostradamus erano già parte dei suoi spettacoli. Tuttavia alcune sono nuove. Purtroppo il programma non funziona quando non c'è lui a reggere la scena. Le scenette che vengono messe a metà stavolta non divertono. Grandi sconvolgimenti in A Babbo Morto che rimane un capolavoro. Nella seconda parte il comico torna e risolleva la baracca. A quanto pare gli ascolti sono in calo. Sarà finita la curiosità sul suo ritorno e ora lo seguono i fedelissimi. Decameron di Daniele Luttazzi [Quarta Puntata] scritto da SigurRoS |
16:10 | commenti (5)
domenica, novembre 25, 2007 De scholae et discipulorum mediocritate *
Quest'anno all'università sto facendo una fantomatica terza lingua a mia scelta. Ho preso lo spagnolo, perchè è simile all'italiano. Dopo due esami di inglese e uno di francese la prima cosa che mi chiedo è: a che cazzo mi serve fare tre lingue senza studiare Lingue? Sono i misteri dell'istruzione italiana e in particolare di RomaTre. Altra cosa divertente (visto che ho l'obbligo di frequenza) è osservare la composizione del mio corso di spagnolo: studenti di comunicazione (froci e shampiste), studenti del DAMS (froci e shampisti contemporaneamente), studenti di Scienze Politiche (froci e shampiste ma con pretese culturali più alte), studenti di Economia (dei non matematici che credono di esserlo). Utilizziamo un libro di testo da liceo, facciamo compiti a casa. In effetti, mi sembra di stare al liceo. Tuttavia questo post è indirizzato su una cosa in particolare: l'inutile lecchinaggio. Avete presente quei personaggi che stanno sempre in prima fila, che correggono l'esercizio di un compagno, che quando una professoressa parla annuiscono e cercano di parlare sopra ripetendo le stesse cose? E' una cosa abbastanza comune e normale, direte voi. In questo caso però davvero non ne vedo il bisogno. Comprendo il lecchino che cerca di farsi vedere dal professore in vista di un esame orale, per prendere un trenta. Invece il nostro esame di spagnolo è scritto, probabilmente sarà corretto da un computer ed è un'idoneità, quindi non avrà un voto in trentesimi. Nonostante ciò assisto a questo spettacolo: gente che si sforza di parlare in spagnolo (risultati pessimi, dopo tre lezioni) con la professoressa nonostante per lei non sia un problema se ti esprimi in italiano. "Puede andar a los bagnos, porfavor?" Ammesso per i fattori che ho spiegato che il lecchinaggio in questi casi è inutile, perchè lo fanno? Hanno ormai nel loro DNA una mentalità talmente subdola che pensano che si va avanti solo facendo i ruffiani? E' una cosa che ti inculca la scuola, insegnandoti che nella società funziona così? E' semplice abitudine? Forse sono tutte queste cose messe insieme. E il bello è che si va davvero avanti così. *ho scoperto che il latino del liceo può tornarmi utile nel darmi un tono con i titoli dei post. scritto da SigurRoS |
11:55 | commenti (9)
lunedì, novembre 19, 2007 "Veltroni che colore preferisce: rosso, blu, vero, verde?"
"Scozzese" Con l'andare avanti delle puntate la mole di battute riclicate dagli spettacoli si riduce sempre di più. Luttazzi continua ad iniziare con venti minuti di monologo esplosivi che sono sicuramente il pezzo forte del programma. Le scenette che fanno da intermezzo funzionano. A Babbo Morto questa settimana è stato brevissimo. Peccato. Tuttavia si migliora. Decameron di Luttazzi [Terza Puntata] scritto da SigurRoS |
02:29 | commenti (2)
domenica, novembre 18, 2007 I need to know that you're not lying, and so I want to see you tried (Okkervil River - For Real)
Raramente a Roma si poneva un problema di sovrapposizione di concerti interessanti da andare a vedere lo stesso giorno. Di solito c'era sempre il Circolo, o il Traffic. Con la riapertura dell'Init credo che la cosa invece sarà abbastanza frequente. Ieri sera c'erano gli Okkervil River al Circolo, gli A Hawk and A Hacksaw. La scelta è caduta sui primi, senza molte difficoltà, per quanto il folk dei secondi mi attiri. Che la serata sarebbe potuta andare storta lo capisco da quando esco di casa. La mia auto preda del freddo si ingolfa una prima volta sulla corsia centrale della colombo, in particolare su quella più esterna di sorpasso. Vedo la morte in faccia ad ogni macchina che mi sorpassa all'ultimo momento. Dopo vari tentativi, si riparte. Per fermarsi di nuovo, al semaforo di Via Casilina Vecchia, praticamente a 50 metri dal circolo. Una via crucis. Nonostante questi contrattempi riesco ad arrivare venti minuti prima dell'inizio del concerto e a prendere una posizione decente nelle prime file. Gli Okkervil River entrano con il locale pieno. Will Sheff ricorda il precedente concerto romano, come memorabile. Non c'ero, ma mi è stato raccontato che hanno avuto una serie di problemi tecnici incredibili e volevano impiccare il fonico. Finì con il gruppo che offriva da bere al pubblico. Tarallucci e vino. Questa volta si parte bene. La band texana presenta in Italia il suo ultimo lavoro "The Stage Names", brillante conferma del capolavoro datato 2005 "Black sheep boy". Canzoni magnifiche, perfette dal vivo. Sheff ci mette l'anima cantando splendidamente le storie che scrive. Tutto perfetto. Fino a quando a metà concerto l'impianto elettrico del Circolo da i primi segni di cedimento a metà di un brano. Il gruppo spera in un ripristino immediato della corrente e praticamente continua a suonare per qualche secondo senza amplificazione. Gli dice bene, la canzone riparte magicamente da dove era iniziata fra gli applausi di incoraggiamento della gente. Tuttavia sul brano successivo la luce salta di nuovo e stavolta in maniera più seria. Sulle prime Sheff e gli altri sono interdetti, non sanno cosa fare, più che scocciati appaiono imbarazzati. Ma in un attimo il frontman prende in mano la situazione, chiedendo al pubblico di fare meno rumore possibile, in modo da poter cantare senza amplificazione fino a quando le cose non si sistemano. Non so se tutto il pubblico abbia potuto godere dello spettacolo. Io che ero vicino sì. Due perle intime chitarra e voce regalate così. Si riparte con l'elettricità apposto e gli Okkervil River nella seconda parte convincono definitivamente con un set che va anche a ripescare nel passato. "For Real" fa restare tutti a bocca aperta; "OKkervil River Song" e tornano le difficoltà sul palco, con la fisarmonica che stenta a farsi sentire. E' impressionante la capacità di superare tutto. Più casini ci sono e più Sheff infonde energia alla performances volando alto con la voce, cosa che più mi ha sorpreso. Piccola pausa e torna da solo per proporre una splendida ballata alla tastiera, mentre gli sostituiscono una corda che aveva rotto prima dell'encore. Arriva il momento di "John Allyn Smith Sails", fra le mie preferite dell'ultimo disco, con la sua coda che riprende "Sloop John B" dei Beach Boys. Finiscono e si smontano gli strumenti da soli, perdendo anche tempo a firmare autografi. Quando i problemi rendono un concerto unico... in positivo. Va detto che senza una band in tale stato di grazia (probabilmente all'apice) non sarebbe stato così. scritto da SigurRoS |
16:20 | commenti (2)
sabato, novembre 17, 2007 I I am the boy, she she is the girl, he he is the bear, we we are the army you see through the red haze of BLOOD BLOOD BLOOD BLOOD BLOOD
I Liars tornano a Roma. Anni fa li vidi al circolo in un concerto dalla violenza inaudita e per me totalmente inaspettata. Aspettando con ansia la loro data nella Capitale mi chiedevo sempre se avessero mantenuto intatta la loro pazzia(foto concerto passato) con il passare dei dischi. L'omonimo uscito quest'anno era stato bollato come "disco di transizione" nonostante contenesse sicuramente pezzi che un gruppo normale si sogna di scrivere. Con queste premesse arrivo all'Init quando è appena iniziato il gruppo spalla, tali HRTRK, dei quali non mi sono curato più di tanto. Per l'inizio della band newyorkese sono sotto al palco, pronto a prendermi il sudore e gli sputi di Angus Andrew. Entrano per primi Aaron e Julian(sempre vestito a cazzo di cane) che iniziano a martellare con "Hold Hands and It Will Happen Anyway". Con loro c'è il "quarto Liar" che rispetto al concerto precedente non è lì per riattaccare i cavi che il gruppo stacca nei suoi deliri, bensì per suonare. Angus fa il suo trionfale ingresso vestito in smoking completamente bianco. Qualcosa mi dice che hanno preso una piega un po' più inquadrata rispetto a prima. Ne hanno sicuramente guadagnato dal punto di vista musicale. Adesso piuttosto che fare i pazzi da subito, vanno in crescendo, di pari passo con il set che propongono. E' un crescendo tribale che trova la prima pausa a metà esibizione con "Pure Unevil", canzone d'amore dedicata a Roma per l'occasione (così come era stata dedicata a Bologna prima). Si vorrebbe rimanere a bocca aperta dopo l'esecuzione di questo brano, fra i migliori dell'ultimo disco, ma i Liars non ce ne danno il tempo. Il pezzo successivo è "We Fenced Other Houses With the bones of our own" e la sala esplode nel coro "Fly fly the devil's in your eye shoot shoot". Angus è esaltato da come il pubblico risponde ai suoi mantra stranianti e spesso si dilunga in parole italiane senza senso "grazie, prego, come state? bene, bene, uno, due, tre..como se dice? ah quattro!" e aneddoti di quando ha incontrato mezz'ora prima dei ragazzi nel cesso dell'Init. "The Other Side of Mt. Heart Attack" riporta un attimo di calma prima della gran chiusura finale. La lunga figura di Andrew si dilata ulteriormente sulle spie, fino ad arrivare a toccare il soffitto del locale. Parte "Plaster Casts of Everything" a trecento all'ora e, cosa incredibile (?), si poga! Il gruppo rientra per una pausa che dura cinque secondi contati. La gente è stata lasciata troppo fomentata e li reclama subito sbattendo i pugni sul palco. Come a Bologna si registra la mancata esecuzione di " There's Always Room on the Broom", ma con quattro dischi all'attivo ormai anche i Liars hanno dei "classici" che rimangono esclusi dalla scaletta. Per usare un eufemismo, ci si accontenta di cloncludere con "Broken Witch" dove torna il delirio puro a farla da padrone. E' giusto che sia così. Proponendo un giusto mix fra capolavori passati e i migliori episodi del nuovo album viene fuori uno dei migliori concerti del 2007. Foto:
scritto da SigurRoS |
15:45 | commenti (3)
mercoledì, novembre 14, 2007 Good Night
Proseguono i logorroici aggiornamenti di questo blog, visto che nella settimana di assenza qualcosa è successo. I Radiohead hanno fatto un Webcast, come ai vecchi tempi. Mi ricordo quello di Natale 2002, con Thom Yorke che cantava Winter Wonderland. In queste 2 ore e passa ne succedono di tutti i colori. Una voce narrante (è Stanley Downwood ?) commenta tutto in modo ironico. I Radiohead alternano momenti in cui mettono i dischi e momenti in cui suonano, con siparietti vari a fare da intermezzo. Accanto ai pezzi del tanto chiacchierato In Rainbows vengono eseguite delle cover: Ceremony dei New Order; Unravel di Bjork, descritta in passato da Yorke come la canzone più bella mai scritta; e The Headmaster Ritual degli Smiths. La parodia di Seven non la spoilero, è assolutamente da vedere. Le telecamere poste in studio sono fisse e vedere Greenwood senza testa con solo la chitarra è molto divertente. Vedere Ed O'Brien che balla su Jorge Ben (noto per una canzone su Falcao) lo è ancora di più. Un classico webcast della band di Oxford appunto. E ne avevamo bisogno. Enjoy: Radiohead - Webcast (9-11-07) Completo 650mb Alcuni estratti da Youtube: Bodysnatchers 15 step/Seven Jigsaw falling into place Reckoner Ceremony (New Order cover) The Headmaster Ritual (The Smiths cover) Unravel (Bjork cover) scritto da SigurRoS |
14:58 | commenti (2)
La gente è stupida, la gente è veramente stupida. No, non noi: gli altri!
La seconda puntata di Decameron di Luttazzi mostra dei miglioramenti. Daniele prende spesso spunto dai suoi monologhi come nella prima. I primi quindici minuti sulla morte di Enzo Biagi con le citazioni di cordoglio da parte del mondo politico e giornalistico che lo condannò (o lo snobbò), sono fra le migliori parti del programma e non a caso prendono spunto da un avvenimento recente. Luttazzi da il meglio di sé in questi casi, perchè è una continua macchina di idee satiriche. La rubrica finto-tg "Ultime Notizie" ne è un altro esempio. Tuttavia la morte di Biagi gli è venuta incontro per togliersi altri sassolini. La storia di Hitler diverte ma non troppo, nel suo essere molto surreale. La sit com "A Babbo Morto" prosegue e a questo punto mi ci sto appassionando. Cresce, ma può migliorare ancora. Decameron di Luttazzi [Seconda Puntata] scritto da SigurRoS |
14:16 | commenti (2)
A tocchi a tocchi la campana sona
![]() L'Init dopo tre anni riapre e lo fa col botto. Ci sono i Ronin, per la prima volta a Roma. Ci sono gli Ardecore che ovviamente sono di casa, soprattutto all'Init, dove Giampaolo Felici è direttore artistico.Due parole sul locale: ci voleva. Sembra davvero ben fatto e ha un palco rialzato di parecchio, per la gioia delle ragazze nane. Apre la serata la band milanese capitanata da Bruno Dorella. Propongono un set breve, ma che lascia il segno. "Cavalera" la mia preferita viene fatta subito. Musica da film di una volta, con echi morriconiani evidenti e apprezzabilissimi, ma non solo. C'è spazio anche per un intermezzo definito da Dorella stesso "etnominchia", durante il quale viene eseguita "L'etiope". In una scaletta concentrata e perfetta spicca "Impiccheremo l'ultimo Re con le budella dell'ultimo Prete" canto anarchico di chiaro significato anticlericale, molto caro alla scena punk italiana: è dedicata ai pirati di ogni giorno e vengono menzionati anche alcuni centri sociali romani. Con due dischi che sono fra le migliori produzioni italiane degli ultimi anni, anche il concerto è una conferma della qualità elevata del gruppo. Gli Ardecore ci tengono a far bella figura in questa serata di riapertura. Nulla è lasciato al caso e rispetto a quando li ho visti a luglio ritrovo in più una serie di elementi: la batteria Zu è completata da un altro ragazzo alle percussioni; abbiamo poi una sessione fiati, archi, mandolino e contrabbasso. Si registrano anche delle assenze: manca Geoff Farina, ma non è una novità; mi sorprende la mancanza del sax degli Zu. Probabilmente è una cosa che neanche la band si aspettava. La prima parte del concerto è incentrata molto sull'ultimo disco, Chimera, con i fiati che fanno avanti e dietro sul palco a seconda dei pezzi. Gli arrangiamenti sono curati, tuttavia nelle parti strumentali dove dovrebbe salire il pathos, l'assenza del sax si fa sentire non poco. Felici e co. non sembrano curarsene e tirano dritto in mezzo a una serie di problemi tecnici che hanno del comico, pur essendo giustificati dal fatto che sia la serata d'innaugurazione del locale. Il concerto cresce, pezzo dopo pezzo, con il gruppo che alterna dolci serenate romane e storie strazianti ("Lupo de fiume" su tutte). Gli archi rendono "Beatrice" (riferita all'eroina romana Beatrice Cenci) perfetta e compiuta come non lo era stata in passato. Alla voce per l'occasione c'è Valeria Rossi (sì, quella di "Tre parole"), che nella versione in studio ha inciso i cori. Si chiude con un pezzo che già dal titolo pone una domanda: "Chissà perchè?". Bho. Resta il fatto che nessuno potrebbe raccontare "er core de Roma" meglio di loro. Prima prova superata per l'Init, sperando che torni una realtà costante. Sui gruppi non c'erano dubbi in partenza. Adesso aspettiamo i Liars fra pochi giorni. scritto da SigurRoS |
04:17 | commenti (3)
domenica, novembre 11, 2007 Here we go again and my head is gone, my lord
Il liceo era appena iniziato e il brit pop impazzava nelle nostre orecchie. Mentre si diventava matti per faide di questo tipo, anche alcuni gruppi che poi sarebbero stati altro finivano nel calderone modaiolo associati ai Gallagher e ai Blur (vedi i Radiohead). La parte più nobile di quel filone era rappresentata dai Pulp. Poi c'erano i Verve, partiti come shoegaze con i primi album e definitivamente al successo con Urban Hymns trascinato da Bittersweet Symphony. MTV muoveva i primi passi in Italia in maniera decente: la prima volta che guardai Ashcroft fare a spallate per la strada ero con mio padre che disse "Chi è sto imperazzato?" (è stato capace di dare dell' "ubriacone" a Yorke in Karma Police). Pomeriggi interi ad ascoltare Be here now e Urban Hymns a casa di Daniele, finchè un giorno uscì la notizia che la band di Wigan avrebbe suonato all'Heineken con Vasco Rossi. Trepidazione, chiedere i permessi ai genitori. Non ci fu manco il tempo di farlo perchè i Verve si sciolsero e vennero rimpiazzati dai Kula Shaker. All'inizio i tentativi di Ashcroft solista sulla scia del suo ex gruppo diedero risultati positivi. Mi ricordo un concerto acustico al Palladium, di cui conservo ancora la locandina attaccata in camera. L'ultimo album è stato decisamente deludente. I suoi compagni si sono persi in vari progetti che non meritano nemmeno un accenno. E dopo quasi 10 anni eccoci a Londra per il primo tour della reunion. Perchè era doveroso esserci. La Roundhouse si trova a una fermata di metropolitana da Candem. E' un posto che non ha eguali in Italia: una sorta di Palladium più grande, o di Sashall con acustica decente. Il primo obiettivo di Daniele è il banco merchandising, dove fa razzia di una serie di cose, perchè "ma quando cazzo me ricapita". Ed ha ragione. Non avevo mai fatto un concerto nel Regno Unito. Il pubblico è estremamente eterogeneo: si va dal mod, alla signora di 50 anni con il marito, fino all'hooligan che canta le canzoni in lacrime. Direi che è sintomo di una passione musicale che comunque in Italia ci scordiamo. Così come il fatto che i gruppi suonino in orario. I Verve entrano poco prima delle 21. L'inizio è affidato a "This is Music" e già si capisce l'andazzo: delirio totale. McCabe è in disparte, concentrato sul suono della sua chitarra; il batterista aveva già accompagnato Ashcroft nei tour da solista; Richard in effetti non ha mai smesso di esibirsi e si vede: animale da palcoscenico perfetto e voce identica a dieci anni fa (Liam Gallagher prendi nota, se sei ancora in tempo); Simon Jones è semplicemente l'artefice della reunion. Nello scazzo fra McCabe e Ashcroft che comunque sembrano ignorarsi per tutto il concerto, lui è il più fomentato di tutti. Punta le persone, aizza la folla, cade e si rialza. Probabilmente era pieno di debiti. La scaletta è perfetta, inizia con delle "chicche" come Gravity Grave o Life's An Ocean. Il primo pezzo "forte" è Sonnet: l'attacco acustico viene salutato con il classico boato. Segue Sit And Wonder un pezzo nuovo dove Richard si trova a leggere il testo su di un foglio perchè evidentemente non sa ancora le parole a memoria. Sembra essere uscito da A storm in heaven. La seconda parte del concerto è dedicata a tutti i classici a partire da On your own. Su The Rolling People riusciamo a guadagnare facilmente le primissime file. La voce di Ashcroft ha un volume alto e ciò gli consente di coprire tutti i coretti che partono su ogni pezzo. Concede al pubblico di cantare solo su Bittersweet Symphony. Qualche buontempone urla "Quicksilver", richiedendo il singolo degli Shining, gruppo anonimo post-Verve che vedeva Simon Jones nelle sue fila. Il quale sentendo la richiesta ride e fa il gesto di tagliare la gola verso l'ironico spettatore. L'unico encore della serata propone History, Lucky man e una Come On come ciliegina sulla torta. Oltre due ore di musica per tornare a sentirmi "giovine". Foto *: scritto da SigurRoS |
22:49 | commenti (2)
mercoledì, novembre 07, 2007 My friend and me, looking through her red box of memories
![]() Abbiamo un conto in sospeso da saldare. A domenica. scritto da SigurRoS |
01:37 | commenti (4)
lunedì, novembre 05, 2007 Io non ho mai fatto sesso con i bambini. Non sono così religioso.
Era molto atteso il rientro dell'ultimo degli epurati dall'editto bulgaro di Berlusconi del 2002. Daniele Luttazzi è tornato con un suo nuovo programma in seconda serata di sabato su La7. Molte battute ai fan potrebbero risultare riciclate dai suoi spettacoli teatrali di questi anni. E' giustificabile visto che non ha avuto l'opportunità di poterle fare in televisione. Alcune volte il gioco riesce e anche i suoi cavalli di battaglia risultano attuali, altre volte meno. Magari con l'andare avanti delle puntate troverà più spunti satirici sull'attualità. Intanto...Buona visione Decameron di Luttazzi [Prima Puntata] scritto da SigurRoS |
15:07 | commenti (13)
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